Passaporto della Memoria

per una Comunità Consapevole

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LILIANA
SEGRE

ANNA
FRANK

SAMI
MODIANO

PRIMO
LEVI

GOFFREDO
BEZZECCHI

PIETRO
TERRACINA

CEIJA
STOJKA

LIDIA
ROLFI

LILIANA SEGRE

nasce a Milano nel 1930 da una famiglia ebrea. Deportata ad Auschwitz-Birkenau all’età di tredici anni viene poi liberata nel 1945 e dei 776 bambini di età inferiore ai quattordici anni che furono deportati, lei è tra i soli 25 sopravvissuti. Solo negli anni ’90 riesce a raccontare la propria esperienza nelle scuole ricevendo così numerosi riconoscimenti. Nel 2018 viene nominata senatrice a vita per il suo impegno nel “coltivare” la memoria e utilizzare la narrazione come strumento contro le ingiustizie e le sofferenze.

“Coltivare la Memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare.”

ANNA FRANK

Anneliese Maria Frank, meglio nota come Anna, nasce a Francoforte nel 1929. Dopo le leggi razziali emanate da Hitler, nel 1933, la famiglia Frank è costretta a emigrare in Olanda e a stabilirsi ad Amsterdam. Nel maggio del 1940 l’Olanda viene invasa dai tedeschi. Iniziano periodi duri per gli ebrei. La famiglia di Anna trova rifugio in un alloggio segreto insieme ad altri rifugiati. È in questi anni che Anna inizia a scrivere il suo diario che rimarrà una delle maggiori testimonianze della Shoah, ossia dello sterminio del popolo ebreo da parte dei nazisti. Nel 1944 i nazisti scoprono il nascondiglio segreto della famiglia Frank. Tutti vengono arrestati e Anna insieme alla sorella è inviata nel campo di concentramento di Auschwitz e poi di Bergen-Belsen, dove muore nel 1945, di tifo e di stenti.

“Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora.”

SAMI MODIANO

nasce a Rodi nel 1930. All’età di otto anni dopo essere stato promosso alla terza elementare viene espulso dalla scuola per il semplice fatto di essere ebreo. In seguito all’invasione di Rodi da parte dei tedeschi viene deportato nel 1944 al campo di sterminio Auschwitz-Birkenau e identificato con il suo numero di matricola “B7456”. Riesce a salvarsi per ben due volte da morte certa: la prima grazie al padre e la seconda grazie all’arrivo di un trasporto di patate. È anche lui un prezioso testimone dell’inferno vissuto all’interno dei campi di sterminio; da anni porta infatti la sua testimonianza nelle scuole e accompagna gli studenti dei licei romani in viaggi d’istruzione verso Aushwitz.

“Quel giorno ho perso la mia innocenza. Quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi
addormentai come un ebreo.”

Approfondimenti

PRIMO LEVI

nasce a Torino nel 1919. Nel 1938 il governo fascista emana le leggi razziali che vietano agli ebrei di frequentare le scuole pubbliche, ma Levi che risulta già iscritto ha la possibilità di proseguire gli studi. Nel 1943 si unisce a un gruppo partigiano operante in Val D’Aosta e per questo arrestato il 13 dicembre. Inizialmente viene mandato nel campo di Fossoli e in seguito deportato nel campo di concentramento di Auschwitz in quanto ebreo. Riesce a sopravvivere a questa esperienza così dura e sente la necessità di raccontare le atrocità viste e subite, diventando così uno dei più grandi scrittori italiani.

“La vera libertà si vive faticosamente tra continue insidie.”

GOFFREDO BEZZECCHI

nasce a Postumia Grotte in Slovenia nel 1939. Viene arrestato quando è solo un bambino per essere il figlio di una donna della comunità rom harvati e condotto così alla risiera di San Sabba (lager nazista) nella provincia di Trieste. In seguito è vittima di internamento presso il campo di detenzione di Tossica, in provincia di Teramo, campo di concentramento specifico per chiunque fosse riconosciuto come “zingaro”. Successivamente trasferito sull’isola di Lipari dalla quale riesce a scappare. A lui è stata conferita la targa d’argento del Senato, importante riconoscimento per essere sopravvissuto al Porrajmos (genocidio di rom e sinti).

“È la persecuzione che contrassegna il lungo cammino dei rom e dei sinti, la continua discriminazione.”

Approfondimenti

PIETRO TERRACINA

nasce a Roma nel 1928 da una famiglia ebraica. Nel 1938 è vittima delle leggi razziali che gli impediscono di proseguire gli studi nella scuola pubblica. Continua dunque gli studi nelle scuole ebraiche fino al 1943. L’anno successivo viene arrestato insieme ad altri otto componenti della sua famiglia, dei quali lui è l’unico ad essere riuscito a tornare in Italia. Nel campo di Auschwitz-Birkenau stringe amicizia con Sami Modiano con il quale condivide anche la liberazione insieme a Primo Levi.
Il ritorno alla vita “normale” é per lui, come per tutti gli altri, molto difficile. Si stabilisce a Roma dove inizia a svolgere l’attività di dirigente d’azienda e a partire dagli anni ’80 diventa testimone attivo di questo periodo buio della storia italiana. Si
impegna in numerosi incontri e viaggi della memoria con le scuole, fino alla sua morte avvenuta a Roma nel 2019.

“La solidarietà è fondamentale in certe situazioni di disagio è uno dei più grandi valori della società.”

CEIJA STOJKA

nasce in Austria nel 1933 in una famiglia Rom di origine cattolica. A otto anni, suo padre, un allevatore di cavalli, è stato deportato a Dachau e poi ucciso nel castello di Hartheim, una delle sedi del programma di eutanasia del regime nazista. Due anni dopo, anche Ceija è stata deportata ad Auschwitz insieme a numerosi familiari, che sono morti quasi tutti. Ceija, sua madre e pochi altri parenti sono stati
risparmiati e trasferiti nei campi di Ravensbrück e di Bergen-Belsen, liberati rispettivamente nel 1945 dai soldati sovietici e dai britannici. Per anni Ceija ha nascosto dentro di sé gli orrori vissuti, ma nel 1988 il suo silenzio si è sciolto in un fiume narrativo e pittorico. Diviene la portavoce austriaca per il riconoscimento del genocidio dei Rom e dei Sinti e la voce nella lotta contro la discriminazione che i Rom continuano a subire in tutta Europa. Muore a Vienna nel 2013.

“Un essere umano è davvero molto tenace.”

LIDIA ROLFI

nasce a Mondovì nel 1925 da una famiglia di contadini. Inizia ad insegnare nel 1943 e nello stesso anno entra in contatto con la resistenza diventando una staffetta partigiana. Viene imprigionata a Saluzzo, successivamente trasferita alle carceri Nuove di Torino nel 1944 ed infine deportata a Ravensburck. Lidia entra, insieme alle sue tredici compagne, nell’unico lager nazista per sole donne; il loro è
il primo gruppo di italiane non ebree a essere internate. Sopravvissuta ai lager torna in Italia dove affianca all’attività di insegnamento quella di testimone dell’Olocausto e degli orrori del nazismo. Scrittrice di molti libri sulla Resistenza e sull’esperienza dei lager si è spesa per tenere viva la memoria della sua esperienza fino alla sua morte, avvenuta nel 1996.

“La libertà è la facoltà di fare ciò che si deve e non ciò che si vuole.”

Essere Umani Onlus