A tu per tu con Roberta

EssereUmani non basta,
è necessario restare umani in modo consapevole

Presentati, descriviti in quattro parole
Sono Roberta ho 29 anni e sono laureata in sociologia. Attualmente sto frequentando la specialistica in sociologia e ricerca sociale presso l’università di Torino.
Le parole che più mi rappresentano sono: ricerca, empatia, resilienza e osservazione.
 
Dove svolgi il tuo servizio EU? E cosa fai?
Per EssereUmani Onlus mi occupo della progettazione e del monitoraggio delle nostre attività.
Mi occupo inoltre di progetti di sostegno educativo- scolastico all’interno delle scuole. Tra le attività vi è il progetto: HOMOSAPIENS volto alla prevenzione e alla sensibilizzazione degli stereotipi e pregiudizi legati alla violenza di genere; BIBLIOTECHE UMANE un percorso che permette ai ragazzi, di conoscere personaggi che si sono contraddistinti per la propria umanità e attraverso le loro storie stimolare la discussione su temi di grande importanza sociale (razzismo, diritto all’istruzione, giustizia), e diventare così dei veri libri umani; PIACERE SONO LA RABBIA un percorso che permette ai ragazzi di conoscere meglio le proprie emozioni e saper individuare degli strumenti che permettano loro di gestire e prevenire i conflitti.
Infine sono impegnata nel servizio di accompagnamento educativo durante l’ora del pranzo e di studio assistito pomeridiano presso la scuola secondaria di primo grado dell’I.C Marconi Antonelli di Torino.
 
Come vedi la de-umanizzazione nell’ambito in cui lavori / operi? E come ritieni di poter dare il tuo personale e concreto contributo nell’invertire la rotta?
All’interno del contesto scolastico capita di vedere la de-umanizzazione ogni volta che entri in una classe e inizi a guardare i ragazzi negli occhi, quando osservi il contesto classe e la semplice disposizione dei banchi, quando li osservi durante i loro momenti ricreativi.
Il nostro compito e obiettivo è quello di modificare alcune abitudini che si sono instaurate all’interno del contesto classe e che spesso diventa difficile riconoscerle, attraverso i laboratori e le nostre attività cerchiamo di ricordare a tutti i ragazzi che ognuno di noi è unico e irripetibile, che non siamo un voto o un semplice alunno, ma che per prima cosa siamo umani. Ogni volta che ti avvicini a loro devi pensare che hanno una loro umanità e sensibilità, che ognuno di loro vive situazione difficili e dobbiamo far capire loro che non dobbiamo giudicare ma comprendere, essere disposti all’incontro e all’ascolto attivo. Solo così possiamo rendere questi ragazzi umani e capaci di relazionarsi con l’altro.
 
Lascia un messaggio di speranza ad un ipotetico ragazzino che si affacci nella situazione in cui tu ti trovi ad operare – o al tuo ‘bambino interiore’ !
Ricorda sempre il bambino che sei stato, mantieni sempre la sensibilità di chi cerca di comprendere e non giudicare. 
Nutriti di relazioni perché grazie a quelle riusciamo a scoprire noi stessi e gli altri. 
Sii sempre pronto all’incontro e all’abbraccio verso il prossimo.
E vorrei concludere con una frase di Gandhi:
“Sii il cambiamento che vorresti vedere avvenire nel mondo”