A tu per tu con DAMARIS

EssereUmani non basta,
è necessario restare umani in modo consapevole

Presentati, descriviti in quattro parole  
Sono Damaris, nata a Torino nel 1991. Nel 2017 mi sono laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino. Ho intrapreso il Corso di Alta Formazione in Mediazione Penale e Familiare presso il C.I.M.F.M. (Centro Italiano di Mediazione e Formazione alla Mediazione) di Bologna condotto dalla Professoressa Maria Rosa Mondini secondo il modello umanistico di Jaqueline Morineau. Le quattro parole che più sento rappresentative sono ascolto, impegno, passione e istinto.

Dove svolgi il tuo servizio EU? E cosa fai? 
Per EssereUmani Onlus seguo i progetti presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno (PROGETTO L.E.I.) e progetti di sostegno educativo- scolastico, nonché di prevenzione e gestione delle situazioni conflittuali nelle Scuole primarie e secondarie di primo grado, attraverso laboratori sul riconoscimento delle emozioni e sulla prevenzione al bullismo e al cyberbullismo attraverso la cultura della mediazione come strumento efficace di gestione dei conflitti.

 
Come vedi la de-umanizzazione nell’ambito in cui lavori / operi? E come ritieni di poter dare il tuo personale e concreto contributo nell’invertire la rotta?
Ogni anno mi sembra che il livello di umanità nell’essere umano diminuisca. La de-umanizzazione in carcere è palese, causata da problematiche concrete ed evidenti come la mancanza di spazi, il sovraffollamento, l’inadeguatezza delle strutture, ma anche nelle scuole il rischio di de-umanizzazione è elevato. Spesso i ragazzi si identificano in dei numeri (i loro voti quasi prendono il posto della loro persona), vivono il conflitto come una battaglia che va vinta, ma non sempre si vince. In entrambi i contesti, spesso, le persone, i ragazzi, vengono etichettati, convinti che quell’etichetta li rappresenti in toto, che da quel marchio non potranno più dissociarsi. Fondamentale è dunque abbattere i pregiudizi, trasmettere alle persone, ai ragazzi, che hanno sempre, ogni volta, la possibilità di scegliere come agire, non sono etichette, ma persone che possono cambiare. Importante, è far conoscere la cultura della mediazione come strumento
principale per gestire i conflitti, uscendo dall’ottica di doverlo vincere, ma avendo la consapevolezza che il conflitto può essere risolto.
 
Lascia un messaggio di speranza ad un ipotetico ragazzino che si affacci nella situazione in cui tu ti trovi ad operare – o al tuo ‘bambino interiore’ !
Scelgo
Scelgo di vivere per scelta
e non per caso.
Scelgo di fare dei cambiamenti,
anziché avere delle scuse.
Scelgo di essere motivata,
non manipolata.
Scelgo di essere utile,
non usata.
Scelgo l’autostima,
non l’autocommiserazione.
Scelgo di eccellere,
non di competere.
Scelgo di ascoltare la voce interiore,
e non l’opinione casuale della gente.
Eileen Caddy