A tu per tu con STEFANO

EssereUmani non basta,
è necessario restare umani in modo consapevole

Presentati, descriviti in quattro parole
Sono Stefano, educatore professionale in formazione. Avventuroso, aperto, intraprendente e interessato ad approfondire il potere delle relazioni umane.

Dove svolgi il tuo servizio EU? Cosa fai?
Attualmente sono impegnato come tirocinante presso EssereUmani e prendo parte a diversi progetti legati al mondo carcerario, in particolare: il Progetto L.E.I. e il progetto C.E.C.I.C. presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, il Progetto Genitorialità presso la Casa di Reclusione di Quarto d’Asti, il progetto Punto a Capo presso l’Istituto Penale Minorile Ferrante Aporti e il progetto EduCarcere presso il Museo del Carcere Le Nuove.

Come vedi la de-umanizzazione nell’ambito in cui lavori / operi? E come ritieni di poter dare il tuo personale e concreto contributo nell’invertire la rotta?
La de-umanizzazione è un elemento che si potrebbe dire fondante del mondo carcerario: l’idea di “punire” una persona per il reato che ha commesso passa storicamente dalla necessità di instaurare delle condizioni de-umanizzanti in cui questa possa “imparare la lezione”. 
Il cambio di rotta da fare in questo caso, dunque, non riguarda soltanto i vissuti e le relazioni personali dei detenuti, ma l’idea stessa del carcere come sistema punitivo. Per questo ritengo fondamentali gli interventi di educazione alla legalità e di buona informazione, soprattutto nelle scuole, e tutti quelli che, da dentro le mura carcerarie, lavorano analiticamente insieme ai detenuti sulla loro percezione del carcere stesso e su una sua rielaborazione in ottica educativa, facendo uso di vari strumenti.

Lascia un messaggio di speranza ad un ipotetico ragazzino che si affacci nella situazione in cui tu ti trovi ad operare – o al tuo ‘bambino interiore’ !
Ricorda che hai sempre la capacità di stupire te stesso e chi ti sta intorno.